Il sistema bancario italiano consolida negli anni la propria redditività. Dopo i 47,5 miliardi di euro di profitti nel 2025, i cinque maggiori gruppi italiani superano i 15 miliardi nei primi sei mesi del 2026. Cresce il peso di commissioni, assicurazioni e gestione del risparmio.
Utili banche: dal 2025 al 2026 è crescita da record
Gli utili delle banche continuano a muoversi su livelli elevati. Nel 2025 il sistema bancario italiano ha registrato un utile netto complessivo di 47,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 46,5 miliardi del 2024 e ai 40,6 miliardi del 2023. Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, nello stesso anno gli istituti hanno versato 9,1 miliardi di euro di imposte, con un tax rate del 19,2%, in calo rispetto agli anni precedenti. I ricavi complessivi hanno raggiunto 110,2 miliardi, mentre il margine di interesse si è attestato a 59,9 miliardi, dopo il picco raggiunto nel biennio 2023-2024. I costi operativi sono scesi a 57,8 miliardi, dai 58,6 miliardi dell’anno precedente.
La prospettiva di lungo periodo conferma la crescita della redditività. Tra il 2021 e il 2025 il sistema bancario italiano ha prodotto 493,8 miliardi di ricavi, 176,5 miliardi di utili netti e versato 35,1 miliardi di imposte, con un tax rate medio del 19,9%. Nello stesso quinquennio i costi operativi aggregati sono stati pari a 284,7 miliardi, mentre il margine di interesse ha raggiunto complessivamente 270,4 miliardi.
Allargando lo sguardo al periodo 2018-2025, i ricavi cumulati salgono a 736,6 miliardi di euro, gli utili netti a 209,6 miliardi e le imposte versate a 43 miliardi, con un tax rate medio del 20,5%. Nel 2018 i ricavi erano pari a 82,3 miliardi e l’utile netto a 15,1 miliardi. Il profitto era poi salito a 15,8 miliardi nel 2019, prima del minimo di 2,2 miliardi nel 2020. Dal 2021 è iniziata la ripresa, con utili arrivati a 25,5 miliardi nel 2022.
La tendenza prosegue anche nel 2026. Secondo l’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, Mps e Bper hanno chiuso il primo semestre con oltre 15 miliardi di euro di utili netti complessivi, in crescita del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Commissioni e assicurazioni trainano la crescita
Il dato più significativo del primo semestre 2026 riguarda la composizione dei ricavi. A sostenere i risultati sono state soprattutto commissioni e assicurazioni. Le commissioni nette sono aumentate del 6,3%, mentre il risultato dell’attività assicurativa è cresciuto del 24,2%. Secondo l’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, queste due componenti rappresentano insieme il 39% dei ricavi totali.
Il modello di business delle maggiori banche italiane mostra quindi un peso crescente dei servizi finanziari, della gestione del risparmio e del wealth management. Si tratta dell’insieme delle attività dedicate alla gestione e alla pianificazione dei patrimoni. Ne fanno parte consulenza sugli investimenti, gestione del portafoglio, prodotti assicurativi, soluzioni previdenziali e pianificazione patrimoniale.
Anche la raccolta conferma questa evoluzione. Nel primo semestre 2026 la raccolta diretta è cresciuta del 3,6%, mentre quella indiretta è aumentata del 3,1%. All’interno di quest’ultima, il risparmio gestito è aumentato del 4,6%, sostenuto anche dall’andamento positivo dei mercati finanziari e dalla conseguente crescita del valore degli asset amministrati. Per gli istituti bancari si tratta di un comparto rilevante perché permette di produrre ricavi ricorrenti attraverso le commissioni connesse ai servizi di gestione e consulenza.
Parallelamente migliorano anche gli indicatori di efficienza. I costi operativi dei cinque gruppi sono diminuiti dell’1,1% e il rapporto cost/income è sceso al 37,2%, dal 39,6% del primo semestre 2025. Il valore si mantiene al di sotto della media stimata per i principali concorrenti europei, pari al 50,7%.
Anche il costo del personale pesa meno sui proventi operativi. L’incidenza è passata dal 31,8% di fine 2022 al 24,3% del primo semestre 2025, fino al 23,1% del primo semestre 2026, con una riduzione di 8,7 punti percentuali in meno di quattro anni.
Produttività in crescita, mentre si riduce la rete fisica
La maggiore efficienza trova riscontro nella produttività. Nel primo semestre 2026 il risultato di gestione per dipendente è cresciuto del 12,4%, le commissioni per lavoratore del 9,2% e i proventi operativi per dipendente dell’8,1%. Al tempo stesso prosegue la razionalizzazione della rete fisica. Rispetto al primo semestre del 2025 gli sportelli sono diminuiti di 333 unità e i dipendenti di 5.621 persone.
Sul fronte del credito, gli impieghi sono tornati a crescere dopo un periodo di sostanziale stabilità. Nei primi sei mesi del 2026 sono aumentati del 6,3%, pur mantenendo pressoché invariata la loro incidenza sul totale degli attivi rispetto a giugno 2025. La qualità del credito resta elevata, con un rapporto tra crediti deteriorati e totale degli impieghi pari all’1,1% e un costo del rischio contenuto a 22 punti base. La posizione patrimoniale dei cinque maggiori gruppi rimane solida, con un Cet1 ratio del 14,1%.
Ai risultati economici si affianca il tema fiscale sollevato da Unimpresa. Il vicepresidente Giuseppe Spadafora ha valutato come equilibrato l’approccio adottato dal governo nei confronti del settore, ritenendo giustificato il contributo richiesto alle banche alla luce degli oltre 209 miliardi di utili netti accumulati tra il 2018 e il 2025 e dei 43 miliardi di imposte versate nello stesso periodo.
Secondo Unimpresa, il tax rate medio del 20,5% risulta inferiore al livello di imposizione sostenuto da una parte rilevante delle imprese italiane. Per l’associazione resta quindi aperto il tema dell’equità fiscale. Una parte dei profitti straordinari, secondo Spadafora, può contribuire alle priorità del Paese e al sostegno dell’economia reale, mentre occorre intervenire sul carico tributario ancora elevato che grava sulle piccole e medie imprese.
