L’inflazione continua a incidere in misura diversa sui bilanci familiari. A luglio 2026, l’elaborazione dell’Unione Nazionale Consumatori sui dati Istat colloca Ferrara in cima alle città più care d’Italia, davanti a Mantova, Como e Roma.
Città più care d’Italia: Ferrara prima con 1.042 euro di spesa aggiuntiva
Ferrara si conferma al primo posto della classifica nazionale per maggiore esborso annuo legato all’aumento dei prezzi. A luglio 2026 l’inflazione annua nella città emiliana è pari al 3,6%, ma l’elemento più significativo è l’impatto economico sui bilanci familiari. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, una famiglia media sostiene 1.042 euro in più all’anno rispetto a luglio 2025.
Al secondo posto si colloca Mantova, con un’inflazione del 3,4% e una maggiore spesa annua di 967 euro. Segue Como, terza con un tasso del 3,2% e un aggravio stimato in 959 euro. Roma è quarta. Anche nella Capitale l’inflazione si attesta al 3,2%, mentre l’esborso aggiuntivo raggiunge 915 euro.
La top ten prosegue con Siracusa, quinta con 901 euro in più all’anno e un’inflazione del 3,9%, tra le più alte d’Italia. Verona registra un aumento della spesa annua di 889 euro, Pistoia 872 euro, Pavia 869 euro e Udine 868 euro, con un’inflazione del 3,1%. Bolzano chiude le prime dieci posizioni con un aggravio annuo di 851 euro e un’inflazione del 2,8%.
Inflazione: a Reggio Calabria il tasso più alto d’Italia
La graduatoria rivela inoltre che il tasso percentuale di inflazione e l’aumento monetario della spesa familiare non coincidono necessariamente. Il caso più evidente è Reggio Calabria, dove a luglio 2026 si è registrata il tasso d’inflazione più alta d’Italia, pari al 4%. La città calabrese occupa, però, il 16° posto per maggiore spesa annua, con un aggravio stimato in 820 euro per una famiglia media.
Tra i principali centri italiani, Milano è al 15° posto con 824 euro di spesa aggiuntiva e un’inflazione del 2,7%. Napoli si trova al 31° posto con 763 euro e un tasso del 3,4%. Palermo è 34ª con un aumento della spesa annua di 756 euro, seguita da Torino con 752 euro. Più indietro Genova, 39ª con 747 euro, e Bologna, 40ª con 737 euro. Il dato medio nazionale si attesta a 732 euro di maggiore spesa annua, a fronte di un’inflazione del 2,9%.
All’estremo opposto della classifica, Brindisi registra l’aggravio più contenuto, pari a 421 euro, con un’inflazione del 2,2%. Segue Benevento con 460 euro e un tasso del 2,1%. Lucca, terza tra le città dove l’aumento del costo della vita pesa meno, presenta invece l’inflazione più bassa d’Italia, pari all’1,8%, con 506 euro di spesa aggiuntiva. Seguono Trapani con 531 euro, Potenza con 532 e Grosseto con 535 euro. Nelle posizioni successive compaiono Olbia-Tempio, Ancona, Cagliari e Novara, che chiudono la top ten con 559 euro.
Rincari alberghi e vacanze: il Lazio è la regione più cara
Tra i fattori richiamati dall’analisi dell’Unione Nazionale Consumatori figurano i servizi di alloggio, comprendenti alberghi, pensioni, villaggi vacanze, campeggi e ostelli. Durante il periodo estivo questo comparto ha contribuito all’aumento dei prezzi in diverse città. Ferrara guida anche questa classifica, con un incremento del 23,5% rispetto a luglio 2025. Mantova segue con il 15,6%, Modena con l’11,6%, Gorizia con l’11,5% e Teramo con l’11,4%. Como registra un rincaro del 10,9%, Olbia-Tempio del 10,3%, Catania del 9,9% e Milano del 7,8%. In Italia, nel complesso, i servizi di alloggio segnano un aumento annuo del 4%.
In altre città i prezzi delle strutture ricettive sono invece scesi rispetto all’estate precedente. Pistoia registra un calo del 2%, Perugia dell’1,3%, Treviso e Forlì-Cesena dell’1,1%. Al lato opposto, Venezia segna un lieve aumento dello 0,3%, Roma dello 0,2%, mentre a Reggio Calabria i prezzi risultano sostanzialmente invariati. A Rimini il calo è dello 0,1%, a Bari dello 0,3% e in Toscana dello 0,6%.
Sul piano regionale, il Lazio guida la graduatoria con un’inflazione del 3,1% e una maggiore spesa annua di 848 euro per una famiglia media. Seguono la Lombardia, con 819 euro e un tasso del 2,8%, e il Trentino, con 799 euro e un’inflazione del 2,7%. La Basilicata presenta invece l’aggravio più contenuto, pari a 516 euro, con un’inflazione del 2,3%.
