Nel secondo trimestre del 2026 aumentano le procedure di insolvenza nell’Unione europea, mentre rallenta la nascita di nuove attività. I fallimenti crescono del 5,7% e raggiungono il livello più alto dal 2019. L’Italia si muove in controtendenza, con un calo dello 0,5%.
Fallimenti imprese, nell’UE nuovo picco dal 2019
Il quadro relativo ai fallimenti delle imprese europee si fa sempre più complesso. Nel secondo trimestre del 2026, le dichiarazioni di fallimento nell’UE sono aumentate del 5,7% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, mentre le registrazioni di nuove attività nell’Unione europea sono diminuite dello 0,5%. Secondo i dati Eurostat, si tratta del livello più elevato raggiunto dai fallimenti in Europa dal primo trimestre del 2019.
La crescita segna un’inversione rispetto all’avvio dell’anno. Nel primo trimestre del 2026 le dichiarazioni di fallimento erano infatti diminuite del 2,4% nell’UE rispetto agli ultimi tre mesi del 2025. Nello stesso periodo le nuove registrazioni avevano già mostrato una flessione dello 0,9%, proseguita nel trimestre successivo.
Il fenomeno appare ancora più marcato nella zona euro. Nel secondo trimestre i fallimenti sono aumentati del 6,9% rispetto al trimestre precedente, dopo il calo del 2,3% registrato tra gennaio e marzo. Le nuove imprese, invece, sono diminuite dello 0,1%, dopo la contrazione dell’1,3% del primo trimestre.
In questo scenario l’Italia si distingue rispetto alla dinamica europea. Tra il primo e il secondo trimestre del 2026 le dichiarazioni di fallimento sono diminuite dello 0,5%, dopo il -4% dei primi tre mesi dell’anno. Le registrazioni di nuove imprese italiane hanno invece segnato una riduzione del 2%, che segue il -2,1% del trimestre precedente.
Crisi aziendali, forti differenze tra i Paesi europei
L’aumento medio registrato nell’Unione europea nasconde differenze significative tra gli Stati membri. Gli incrementi più elevati delle dichiarazioni di fallimento nel secondo trimestre 2026 sono stati registrati in Estonia (+31,8%), in Grecia (+31,6%) e in Croazia (+20,5%). Mostrano un aumento dei fallimenti anche Francia (+3,2%), Spagna (+2%) e Germania (+0,9%).
Sul versante opposto, le contrazioni maggiori hanno interessato Malta (-50%), Cipro (-41,7%) e Slovacchia (-33,5%). Bene anche Svezia (-9,6%), Danimarca (-9,4%), Bulgaria (-6,1%), Portogallo (-0,8%), Belgio (0,6%) e Olanda (-0,4%). Eurostat ha precisato che nei Paesi di minori dimensioni i numeri assoluti dei fallimenti sono contenuti e, di conseguenza, gli indici trimestrali possono mostrare una maggiore volatilità.
Anche le nuove registrazioni restituiscono una geografia molto differenziata. I cali più consistenti sono stati osservati in Lussemburgo (-24,2%), Lituania (-12,4%) e Danimarca (-8,2%). In direzione opposta, gli aumenti del numero di aziende si sono registrati principalmente in Irlanda (+20,4%), Belgio (+8,2%) e Svezia (+7,6%). Bene anche Francia (+1,4%) e Germania (+0,4%).
Nuove imprese, frenano industria e ristorazione
Il quadro cambia anche in base ai settori economici. Nel secondo trimestre del 2026 le registrazioni di nuove imprese sono diminuite in cinque degli otto comparti analizzati. Il calo maggiore riguarda l’industria (-3,6%), seguita da alloggi e ristorazione (-3,4%) e da istruzione e servizi sociali (-3,2%). In controtendenza, il settore dell’informazione e della comunicazione ha registrato un aumento delle nuove attività dell’8,8%. Le costruzioni hanno segnato un incremento dell’1%, mentre i servizi finanziari sono rimasti stabili.
Sul fronte dei fallimenti, il dato più rilevante riguarda istruzione e attività sociali, dove le procedure sono cresciute del 21,1%. Seguono i trasporti (+11,4%) e i servizi finanziari (+6,8%). Tre comparti hanno registrato invece una diminuzione delle dichiarazioni di fallimento. Alloggi e ristorazione hanno segnato un -2,6%, le costruzioni un -1,7% e il commercio un -1,2%.
I dati del secondo trimestre delineano dunque una fase caratterizzata da due dinamiche parallele: da una parte aumenta il numero dei fallimenti nell’Unione europea, dall’altra rallenta la registrazione di nuove attività. L’Italia rappresenta un’eccezione sul primo fronte, con le dichiarazioni di fallimento ancora in calo rispetto al trimestre precedente, in un contesto europeo che ha raggiunto il livello più alto dal 2019.
