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Pandemia Covid e Non Performing Loans, lo studio UE lancia l’allerta e detta la linea

Un paper pubblicato dal Servizio Studi UE evidenzia la necessità di una valutazione “tempestiva e realistica” circa le perdite potenziali sul portafoglio crediti delle banche connesse alla pandemia e definisce le linee guida da seguire per non cadere negli errori del passato

Mentre la fase peggiore della pandemia Covid sembra avviarsi alla sua fase conclusiva, vaccini e varianti permettendo, ci si inizia a interrogare sugli strascichi che l’anno vissuto potrà avere sui diversi fronti coinvolti, inclusi quelli economici e sul settore bancario nello specifico. In tal senso, nello studio pubblicato recentemente dal titolo “Non-performing Loans – New risks and policies?“, il Servizio Studi del Parlamento Europeo evidenzia come sia necessario affrontare gli effetti della crisi sul portafoglio NPL delle banche con la dovuta attenzione e il necessario tempismo.




In particolare, lo studio sottolinea come l’impatto pandemico si differenzi da una “consueta” crisi economica per alcuni aspetti fondamentali, e cioè l’eccezionale differenziazione in termini di settori coinvolti dalla crisi, l’importante sostegno fornito dai Governi a supporto di persone fisiche e imprese e l’elevato livello di incertezza connesso agli scenari futuri di ripresa. Lo studio rileva come, sulla base dei dati aggregati sul settore bancario al secondo semestre 2020, la dimensione del capitale degli istituti sembra essere nel complesso in grado di sostenere l’urto connesso alla pandemia, anche negli scenari prospettici più avversi. Tuttavia, il contesto eterogeneo a livello comunitario non pone il sistema bancario UE del tutto a riparo dai rischi sistemici connessi agli effetti post-pandemici.

Per questo, sulla scorta delle precedenti esperienze di crisi con effetto sul portafoglio NPL, lo studio UE individua 5 importanti lezioni di cui far tesoro nella gestione di questa inedita situazione:

1)      Se gli NPL non vengono identificati per tempo e nel loro complesso, i rischi connessi di inefficace gestione e conseguente “zombificazione” (il c.d. zombie lending citato nel documento UE, con efficace locuzione) del portafoglio di credito aumentano;

2)      Le banche non hanno avuto nel passato i giusti incentivi a implementare un efficace sistema di individuazione e gestione degli NPL;

3)      Gli enti regolatori e supervisori devono accertarsi, tramite meccanismi di Asset Quality Review, Stress Testing e tramite la loro attività regolatoria e ispettiva, che le banche garantiscano sempre una rappresentazione il più possibile realistica dell’effettivo valore dei crediti, con il conseguente effetto di incentivo a una pronta rilevazione e gestione degli NPL;

4)      Misure di agevolazione, ricapitalizzazioni pubbliche e altri aiuti di Stato non sono una strategia utile alla risoluzione del tema NPL, fungendo anzi da incentivo avverso per le banche ad una corretta gestione del fenomeno;

5)      La creazione di un sempre più sviluppato mercato secondario europeo per gli NPL, da raggiungere tramite la rimozione degli ostacoli attualmente esistenti, è invece una chiave di successo sulla quale puntare a livello comunitario.

Un mercato secondario degli NPL fortemente liquido e trasparente, infatti, consentirebbe alle banche di ottenere prezzi più favorevoli nella vendita dei loro NPL, in forza del meccanismo concorrenziale all’acquisto che si verrebbe a creare, e ridurrebbe così le perdite in conto capitale per il cedente, anche nei momenti di crisi più accentuata. Inoltre, si faciliterebbe la corretta gestione dei meccanismi di risoluzione bancaria secondo le regole del Banking Resolution recovery directive (BRRD). Ad ultimo, le informazioni prodotte da questo mercato secondario fungerebbero da utile benchmark per gli istituti bancari nella valutazione dei propri crediti in portafoglio. In tal senso, un elemento basilare a supporto di questo meccanismo è proprio nella creazione di repository di dati accessibili, che secondo il documento UE dovrebbero essere spinti fino ad un livello informativo sul singolo contratto di credito, non essendo sufficiente un’aggregazione delle informazioni per portafoglio e tipologia. Al fianco di questo, resta centrale il consueto ruolo ispettivo e di supervisione che gli enti regolatori comunitari sono chiamati a svolgere.

In ogni caso, rileva il documento, in uno scenario estremo di rischio sistemico, un processo di risoluzione e ristrutturazione settoriale basato sui principi BRRD e guidato da regole di mercato non risulterebbe comunque sufficiente, e interventi diretti dei Governi volti a stabilizzare il sistema bancario sarebbero comunque giustificabili. Tuttavia, la raccomandazione del documento UE in questo scenario è quella di privilegiare un canale diretto di fornitura del credito a sostegno di imprese e mutuatari, mantenendo comunque un approccio finalizzato alla ristrutturazione, o perfino alla risoluzione bancaria secondo i dettami della BRRD, in luogo di misure di ricapitalizzazione o altre forme di salvataggio pubblico.

Qui lo studio completo




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