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Inflazione: c'è qualcosa di buono nell'averla?

Inflazione: c’è qualcosa di buono nell’averla?

Inflazione, gioia e dolore degli economisti… beh, più che altro dolore.

Eh già, perché l’inflazione è un fenomeno ineludibile ed ineluttabile, più o meno come Thanos del MCU.

Proprio così. Perché è un fenomeno connesso all’esistenza stessa dei soldi, del denaro. Ma esisterebbe lo stesso se ci fosse ancora anche solo il baratto.

Un esempio? Quanto vale una gallina? Diciamo 10 pannocchie di mais. Se ci sono più galline, si vende più mais, perché devono essere sfamate. E se ce ne sono meno, se ne vende di meno, perché la richiesta calerebbe. E cosa sono aumento di valore di un bene o sua diminuzione se non inflazione e deflazione?

Infatti, in un’economia di mercato, i prezzi di beni e servizi possono sempre cambiare. Alcuni prezzi aumentano, altri diminuiscono. L’inflazione si verifica quando si verifica un aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi, non solo di singoli articoli; ciò significa che per 1 euro oggi si può comprare meno di ieri. In altre parole, l’inflazione riduce il valore della moneta (o del bene da scambiare) nel tempo.

Quand’è che l’inflazione è un bene per l’economia?

L’inflazione è ed è stata un fenomeno molto dibattuto in economia. Anche l’uso della parola stessa ha significati diversi in contesti diversi. Molti economisti, uomini d’affari e politici sostengono che livelli moderati di inflazione sono necessari per spingere i consumi, partendo dal presupposto che livelli più elevati di spesa sono fondamentali per la crescita economica.

La Banca Centrale Europea punta tipicamente a un tasso d’inflazione annuale per l’UE, ritenendo che un livello dei prezzi in lenta crescita mantenga la redditività delle imprese e impedisca ai consumatori di aspettare che i prezzi scendano prima di fare acquisti; la Federal Reserve fa lo stesso negli Stati Uniti, così come tutte le banche centrali del mondo. Alcuni ritengono infatti che la funzione principale dell’inflazione sia quella di prevenire la deflazione.

Altri, invece, sostengono che l’inflazione sia meno importante e addirittura un freno netto all’economia. L’aumento dei prezzi rende più difficile risparmiare, spingendo gli individui a intraprendere strategie di investimento più rischiose per aumentare o addirittura mantenere la propria ricchezza. Alcuni sostengono che l’inflazione avvantaggi alcune imprese o individui a scapito di altri.

Capire l’inflazione

L’inflazione viene spesso utilizzata per descrivere l’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio o dei generi alimentari sull’economia. Ad esempio, se il prezzo del petrolio passa da 75 a 100 dollari al barile, aumenteranno i prezzi dei fattori produttivi per le imprese e i costi di trasporto per tutti. Questo potrebbe causare un aumento di molti altri prezzi.

Tuttavia, la maggior parte degli economisti ritiene che la definizione reale di questo fenomeno sia leggermente diversa. L’inflazione è una funzione della domanda e dell’offerta di moneta, il che significa che la produzione di un numero relativamente maggiore di euro fa sì che ogni euro diventi meno prezioso, costringendo il livello generale dei prezzi ad aumentare.

Vantaggi dell’inflazione

Quando l’economia non funziona a pieno regime, ovvero c’è manodopera o risorse inutilizzate, l’inflazione aiuta teoricamente ad aumentare la produzione. Più euro si traducono in una maggiore spesa, che equivale a una maggiore domanda aggregata. Una maggiore domanda, a sua volta, innesca una maggiore produzione per soddisfare tale domanda.

L’economista britannico John Maynard Keynes riteneva che una certa inflazione fosse necessaria per evitare il paradosso della parsimonia. Questo paradosso afferma che se si lascia che i prezzi al consumo scendano costantemente perché il Paese sta diventando troppo produttivo, i consumatori imparano a rimandare gli acquisti in attesa di un’offerta migliore. L’effetto netto di questo paradosso è la riduzione della domanda aggregata, che porta a una minore produzione, a licenziamenti e a un’economia in crisi.

L’inflazione facilita anche i debitori, che ripagano i loro prestiti con denaro di valore inferiore a quello preso in prestito. Ciò incoraggia l’accensione di prestiti e mutui, che aumentano nuovamente la spesa a tutti i livelli.

Un tempo gli economisti ritenevano che esistesse una relazione inversa tra inflazione e disoccupazione e che l’aumento della disoccupazione potesse essere combattuto con un aumento dell’inflazione. Questa relazione era definita dalla famosa curva di Phillips. La curva di Phillips è stata in qualche modo screditata negli anni ’70, quando tutto il mondo ha sperimentato la stagflazione.

Cosa la causa?

Milton Friedman, un famoso economista del passato, e Premio Nobel per l’economia nel 1976, ha descritto l’inflazione come il risultato di “troppi soldi che inseguono troppi pochi beni“, con conseguente aumento dei prezzi. L’inflazione può talvolta essere il risultato di un aumento dell’offerta di moneta dovuto alla spesa pubblica. Può anche essere il risultato di un aumento della domanda o di una carenza di beni di consumo. In seguito alla pandemia COVID-19, l’inflazione è aumentata notevolmente nel mondo, soprattutto a causa delle strozzature della catena di approvvigionamento e della spesa pubblica di emergenza, compresi gli assegni di stimolo inviati alle famiglie.

Inflazione nell’area dell’euro

Nell’area dell’euro, l’inflazione dei prezzi al consumo è misurata dall'”Indice armonizzato dei prezzi al consumo“, spesso indicato con l’acronimo “IAPC“. Il termine “armonizzato” indica il fatto che tutti i Paesi dell’Unione Europea seguono la stessa metodologia. Ciò garantisce che i dati di un Paese possano essere confrontati con quelli di un altro.

Questa misura è un buon modo per tenere traccia dell’andamento dei prezzi nell’economia. È come una mappa che aiuta la BCE a prendere le decisioni giuste.

Il compito della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi. Lo fanno assicurandosi che l’inflazione – il tasso di variazione dei prezzi nel tempo – rimanga bassa, stabile e prevedibile: il 2% nel medio termine.

Conclusione

L’inflazione non può non esserci, in relazione a quanto abbiamo detto finora. L’elevata inflazione di questo periodo è un fenomeno speculativo, esploso in tutta la sua dannosità nel momento dello scoppio della guerra in Ucraina, ma che covava sotto le ceneri da diversi anni (come abbiamo visto con quanto è successo in seguito alla pandemia…), essendo stata nell’ultimo periodo pure troppo bassa (tutti ci ricordiamo i tassi negativi dei titoli tedeschi a 10 anni, quelli su cui si compara il BTP, e persino i titoli di Stato italiani a 5 anni sono stati negativi, per un breve periodo…).

Ma un’inflazione così alta come adesso non è naturale, è solo speculativa e, dunque, transitoria.

L’inflazione non può non esserci ed è un fenomeno fisiologico, ma il troppo, come sempre, stroppia. Possiamo solo sperare che le cose in Europa dell’Est si risolvano presto. Senza un armistizio, un accordo, una pace, la speculazione “runs rampant”, è libera di correre, come dicono i britannici. E di fare danni, purtroppo.

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