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Victor Khaireddin IREC

Pmi e professionisti bloccati dal Covid e dai ritardi nei pagamenti. Intervista a Victor Khaireddin, Presidente del Gruppo IREC

Il 72% delle aziende e dei professionisti ha difficoltà nel recupero crediti. Il calo dell’utile medio si attesta su un drammatico meno 37%

La crisi economica innescata dal coronavirus non sembra volersi arrestare, soprattutto per le piccole e medie imprese e per i professionisti, che rappresentano la stragrande maggioranza delle realtà economiche italiane. Le difficoltà che stanno investendo tutti i settori economici stanno provocando un ritardo diffuso dei pagamenti che genera un effetto domino di mancati saldi. A evidenziare la problematica è il Gruppo IREC, azienda specializzata nella gestione e nel recupero del credito, che ha somministrato un questionario a 1.200 dei loro assistiti tra imprese e professionisti, per un volume di affari totali di 1 miliardo di euro.




Abbiamo approfondito i risultati dello studio con Victor Khaireddin Presidente del Gruppo IREC.

Quali sono i principali risultati del vostro studio sul fronte dei pagamenti?       
I nostri risultati evidenziano che in questo momento molto particolare ben il 72% delle aziende e dei professionisti hanno enormi difficoltà nel recupero crediti; addirittura il 14% è stato costretto a chiudere temporaneamente o definitivamente. Questa situazione è davvero drammatica, pensando soprattutto a come queste due distinte difficoltà si cumulino rappresentando, in alcuni casi, un ostacolo praticamente invalicabile. E vi è anche lo spettro di un secondo lockdown che, se generale ed indiscriminato, provocherebbe una catastrofe economica.

Avete notato delle differenze a livello territoriale?          
Certamente una differenza tra Sud e Nord Italia è evidente in molti campi e purtroppo, anche nei pagamenti il Sud è penalizzato da numeri sconfortanti. Analizzando la puntualità dei pagamenti, per esempio, scopriamo che, mentre in Veneto mediamente il 59% dei crediti vengono riscossi in maniera puntuale, in Campania solo il 33% dei crediti viene riscosso regolarmente. Se poi si esamina la durata dei ritardi; mentre in Veneto solo il 7% dei crediti supera i 90 giorni prima di essere riscosso, in Sicilia si arriva al 21% e in Campania addirittura al 26%.

Anche sul fronte del fatturato medio e dell’utile medio avete registrato dati non incoraggianti.
Purtroppo no, non sono incoraggianti; infatti le aziende, nella situazione post-covid hanno registrato un calo medio del fatturato del 20%. A preoccupare maggiormente è però il calo dell’utile medio che si attesta su un drammatico meno 37%. L’utile è il dato più delicato e cioè il guadagno vero e proprio; un calo del genere infatti riduce fortemente l’opportunità, per le aziende, di fare investimenti, assumere nuove persone, pagare le tasse, ecc… Lo scenario diventa ancora peggiore considerando sia il calo del fatturato che il ritardo o l’impossibilità a incassare correttamente le proprie fatture. Tra l’altro abbiamo notato che queste problematiche colpiscono realtà di tutti i settori e di tutte le grandezze, non risparmiando né le piccole realtà, né i Big, che però dalla loro possono contare su un flusso di liquidità differente.

I professionisti e le imprese che avete intervistato, come vedono il futuro e quali sono i loro principali timori?      
Abbiamo notato che, mentre a luglio e ad agosto, parlando con le Imprese, vi era un tono molto più positivo e ottimista, sicuramente dato dal fatto che si intravedeva la possibilità di una ripresa se non altro delle attività stesse, oggi purtroppo c’è molto sconforto, a mio avviso dato dall’incertezza e dalla mancanza di una prospettiva a medio termine. Si naviga a vista e per chi gestisce un’impresa, questo è veramente difficile.

A vostro giudizio di cosa avrebbero bisogno i professionisti e i piccoli imprenditori? Presentando il vostro studio avete accennato al bisogno di una “Chiusura di Precisione” al posto di una “Chiusura Totale”, cosa intendete?          
Sì, in effetti ci aspettiamo dal governo non una chiusura “totale”, come a marzo, piuttosto una “chiusura chirurgica”, ragionata, che vada a colpire solo alcuni territori il più ristretti possibile e solo per un tempo strettamente necessario. È chiaro che questo tipo di gestione richiede un’organizzazione molto più strutturata e costosa, ma è anche vero che una gestione generalista, costerebbe alla macchina pubblica molto più in termine di ammortizzatori sociali e mancati incassi delle imposte che prima o poi qualcuno dovrà pagare. E già sappiamo a chi toccherà farlo.




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