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L'evoluzione dei media: un futuro guidato dai dati

L’evoluzione dei media: un futuro guidato dai dati

Nel mondo di oggi, altamente connesso, istantaneo e media-dipendente, abbiamo accesso a un’enorme quantità di informazioni a portata di mano. Storicamente, però, non è sempre stato così.

Il passato

Se torniamo indietro nel tempo di soli 20 anni, al 2002, noteremo che la stragrande maggioranza delle persone aspettava ancora il quotidiano o il telegiornale della sera per riempire il vuoto di informazioni.

In effetti, per la maggior parte del 2002, Google era in ritardo nella quota di mercato dei motori di ricerca rispetto a Yahoo! e MSN. Nel frattempo, le prime incarnazioni dei social media (MySpace, Friendster, ecc.) stavano appena iniziando a essere online e Facebook, YouTube, Twitter e l’iPhone non esistevano ancora.

Le onde dei media fino ad oggi

Ogni tanto, la forma di comunicazione dominante viene stravolta da nuovi sviluppi tecnologici e dal cambiamento delle preferenze della società.

Queste transizioni sembrano avvenire più rapidamente nel tempo, in linea con l’accelerazione del progresso tecnologico.

  • Proto-media (50.000+ anni). Gli esseri umani potevano diffondere il loro messaggio solo attraverso l’attività umana. La parola, la tradizione orale e il testo scritto manualmente erano i mezzi più comuni per trasmettere un messaggio.
  • Media analogici e primi media digitali (1430-2004). L’invenzione della stampa e, in seguito, della radio, della televisione e del computer, sbloccano potenti forme di comunicazione unidirezionale e a basso costo per le masse.
  • Media connessi (2004-oggi). La nascita del Web 2.0 e dei social media consente a tutti di partecipare e creare contenuti. Un tweet, un post sul blog o un video TikTok di chiunque può diventare virale, raggiungendo il mondo intero.

Ogni nuova ondata di media ha i suoi pro e i suoi contro.

Ad esempio, i Connected Media hanno rappresentato un enorme passo avanti in quanto hanno permesso a tutti di partecipare alla conversazione. D’altra parte, gli algoritmi e l’enorme quantità di contenuti da vagliare hanno creato anche molti aspetti negativi. Per citare solo alcuni dei problemi dei media di oggi: bolle di filtraggio, sensazionalismo, clickbait e così via.

Immergiamoci in quella che riteniamo essere la prossima ondata di media, analizzando innanzitutto gli attributi comuni e i problemi delle ondate precedenti.

Prima Onda: Proto-Media

Prima della prima ondata di media, l’amplificazione di un messaggio richiedeva devozione e una vita intera.

Se si aggiunge che nel 1500 solo il 4% dei cittadini del mondo viveva in città, si capisce quanto fosse difficile comunicare efficacemente con le masse in quest’epoca.

Per dipingere un quadro più vivido di ciò che erano i proto-media: le informazioni potevano viaggiare solo alla velocità di un cavallo.

Seconda Onda: media analogici e primi media digitali

In questa prima ondata, i nuovi progressi tecnologici hanno permesso una comunicazione su larga scala per la prima volta nella storia.

I giornali, i libri, le riviste, le radio, le televisioni, i film e i primi siti web si inseriscono in questo contesto, consentendo ai proprietari di questi beni di trasmettere il proprio messaggio su larga scala.

Con grandi quantità di infrastrutture necessarie per stampare libri o trasmettere programmi televisivi, era necessario disporre di capitali o connessioni per accedervi. Per questo motivo, le grandi aziende e i governi erano di solito i guardiani, mentre i cittadini comuni avevano un’influenza limitata.

È importante notare che questi mezzi consentivano solo una comunicazione unidirezionale, cioè potevano trasmettere un messaggio, ma il pubblico in generale era limitato nel modo in cui poteva rispondere (ad esempio, una lettera all’editore o una telefonata a una stazione radio).

Terza Onda: Media connessi

Innovazioni come il Web 2.0 e i social media hanno cambiato le carte in tavola.

A partire dalla metà degli anni 2000, le barriere all’ingresso hanno cominciato a diminuire, ed alla fine è diventato facile e gratuito per chiunque trasmettere la propria opinione online. Con l’esplosione dei contenuti su Internet, il problema numero uno da risolvere è stato quello di fare una cernita.

Nel bene e nel male, gli algoritmi hanno iniziato a fornire alle persone ciò che amavano, in modo che potessero consumare ancora di più. L’effetto a catena è stato che tutti coloro che competono per gli utenti si sono improvvisamente trovati a ottimizzare i contenuti per cercare di “vincere” il gioco degli algoritmi, ed ottenere la viralità.

I contenuti virali sono spesso coinvolgenti e interessanti, ma comportano dei compromessi. I contenuti possono essere resi artificialmente accattivanti attraverso la sensazionalizzazione, l’uso di clickbait o la manipolazione dei fatti. Possono essere ultra-targettizzati per risuonare emotivamente all’interno di una particolare bolla di filtri. Possono essere progettati per far infuriare un certo gruppo e mobilitarlo all’azione, anche se estrema.

Nonostante i molti vantaggi dei media connessi, stiamo assistendo a una polarizzazione mai vista prima nella società. Gruppi di persone non riescono a relazionarsi tra loro o a discutere di questioni, perché non riescono nemmeno a concordare sui fatti di base.

Forse la cosa più frustrante di tutte? Molte persone non sanno di trovarsi all’interno della propria bolla in cui vengono alimentate solo le informazioni con cui sono d’accordo. Non sanno che esistono altri punti di vista legittimi. Tutto è bianco o nero, e il pensiero grigio è sempre più raro.

Quarta Onda: Media di dati

Tra il 2015 e il 2025, la quantità di dati acquisiti, creati e replicati a livello globale aumenterà del 1.600%.

Per la prima volta, una quantità significativa di dati sta diventando “open source”, e disponibile a chiunque. Ci sono stati enormi progressi nelle modalità di archiviazione e verifica dei dati, e persino la proprietà delle informazioni può ora essere tracciata sulla blockchain. Sia i media che la popolazione stanno diventando più informati sui dati, e stanno anche diventando consapevoli degli svantaggi sociali derivanti dai media connessi.

Con l’emergere di questa nuova ondata, vale la pena di esaminare più in dettaglio alcuni dei suoi attributi e concetti di connessione:

  • Trasparenza: Gli utenti alfabetizzati ai dati inizieranno a chiedere che i dati siano trasparenti e provengano da fonti affidabili e concrete. O, se una fonte non è solida, gli utenti chiederanno che i limiti della metodologia o i possibili pregiudizi siano apertamente rivelati e discussi.
  • Verificabilità e fiducia: Come facciamo a sapere che i dati mostrati sono legittimi e attendibili? Le piattaforme e i media vorranno sempre più dimostrare agli utenti che i dati sono stati verificati, risalendo fino alla fonte originale.
  • Decentralizzazione e Web3: chiunque può attingere a grandi quantità di dati pubblici oggi disponibili, il che significa che le relazioni, le analisi, le idee e le intuizioni possono provenire da un insieme sempre più ampio di attori. Il Web3 e i libri mastri decentralizzati ci permetteranno di fornire fiducia, attribuzione, responsabilità e persino proprietà dei contenuti, quando necessario. Questo può eliminare l’intermediario, che spesso è costituito da grandi aziende tecnologiche, e può consentire agli utenti di monetizzare i propri contenuti in modo più diretto.
  • Narrazione dei dati: La crescente alfabetizzazione ai dati e l’esplosione del data storytelling sono un approccio chiave per dare un senso a grandi quantità di dati, combinando visualizzazione dei dati, narrazione e potenti intuizioni.
  • Economia dei creatori di dati: La democratizzazione dei dati e l’ascesa dello storytelling si intersecano per creare un nuovo potenziale ecosistema per i narratori di dati.
  • Ecosistema aperto: Proprio come l’open source ha rivoluzionato l’industria del software, inizieremo a vedere sempre più dati disponibili su larga scala. In alcuni casi, gli incentivi potrebbero passare dal mantenere i dati proprietari a renderli pubblici, in modo che altri possano utilizzarli, remixarli e pubblicarli, attribuendoli alla fonte originale.
  • Dati > Opinioni: I media di dati avranno un orientamento verso i fatti piuttosto che verso le opinioni. Non si tratta più di opinionismo, pregiudizi, spin e di dire agli altri cosa dovrebbero pensare, ma di permettere a una popolazione sempre più alfabetizzata sui dati di avere accesso ai fatti stessi e di sviluppare la propria opinione sfumata su di essi.
  • Standard globali dei dati: Con la continua proliferazione dei dati, sarà importante codificarli e unificarli quando possibile. Questo porterà a standard globali che renderanno la comunicazione ancora più semplice.

I primi pionieri dei Data Media

L’ecosistema dei Data Media sta appena iniziando a emergere, ma ecco alcuni dei primi pionieri che ci piacciono:

  • Our World in Data: Guidato dall’economista Max Roser, OWiD sta facendo un ottimo lavoro per riunire i dati economici globali in un unico luogo e per rendere più semplice per gli altri il remix e la comunicazione efficace di questi dati.
  • USAFacts: Fondato da Steve Ballmer di Microsoft per essere una fonte non di parte di dati governativi statunitensi.
  • FRED: Questo strumento della Federal Reserve Bank di St. Louis è solo un esempio dei molti strumenti che sono nati nel corso degli anni per democratizzare dati che in precedenza erano proprietari o di difficile accesso. Altri strumenti simili sono stati creati dal FMI, dalla Banca Mondiale e così via.
  • FiveThirtyEight: FiveThirtyEight utilizza l’analisi statistica, il giornalismo dei dati e le previsioni per coprire politica, sport e altri argomenti in modo unico.
  • FlowingData: Su FlowingData, l’esperto di data viz Nathan Yau esplora un’ampia varietà di temi legati ai dati e alla visualizzazione.
  • Giornalisti di dati: Ci sono incredibili giornalisti di dati presso pubblicazioni come l’Economist, il Washington Post, il New York Times e la Reuters che stanno sfruttando gli inizi di ciò che è possibile fare. Molte di queste pubblicazioni hanno anche reso liberamente disponibile il loro lavoro COVID-19 durante la pandemia, il che è certamente lodevole.

La crescita del giornalismo dei dati e l’emergere di questi pionieri aiutano a dare un’idea degli inizi dei Data Media, ma crediamo che stiano solo grattando la superficie di ciò che è possibile.

Cosa non sono i Data Media

In un certo senso, è più facile definire cosa non sono i Data Media.

I Data Media non sono opinionisti di parte che litigano l’uno con l’altro in un telegiornale, non sono fake news, disinformazione o clickbait creati per ottenere clic facili. I Data Media non sono una camera d’eco che rafforza solo i pregiudizi esistenti. Poiché i dati sono anche meno soggettivi, è meno probabile che vengano censurati come accade oggi.

I dati non sono perfetti, ma possono aiutare a cambiare le conversazioni che stiamo avendo come società per essere più costruttive e inclusive. Ci auguriamo che siate d’accordo.

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