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Sanzioni AI Act: cosa cambia per le imprese da agosto 2026

Da agosto 2026 l’AI Act è entrato in una nuova fase applicativa. Il regime delle sanzioni diventa operativo per gli obblighi già applicabili, mentre alcune prescrizioni sui sistemi ad alto rischio restano rinviate al 2027 e al 2028.

Sanzioni AI Act: da agosto entra nel vivo la fase di enforcement

L’AI Act è entrato formalmente in vigore il 1° agosto 2024, ma l’Unione Europea ne ha previsto un’applicazione progressiva. Dopo il divieto delle pratiche considerate inaccettabili e gli obblighi di AI literacy del febbraio 2025, nell’agosto dello stesso anno sono diventate rilevanti le disposizioni dedicate ai modelli di intelligenza artificiale general purpose, o GPAI.

Agosto 2026 ha segnato un ulteriore passaggio. Dal 2 agosto 2026, una nuova tranche di disposizioni, tra cui quelle sulla trasparenza, diventa applicabile e il sistema sanzionatorio entra a pieno regime per gli obblighi già esigibili. La data non coincide quindi con un adeguamento generalizzato di qualsiasi applicazione di intelligenza artificiale, né rende operative tutte le prescrizioni previste dall’AI Act.

Il quadro resta articolato secondo il livello di rischio. La maggior parte delle applicazioni utilizzate dalle imprese rientra nelle categorie a rischio minimo o limitato, mentre gli impieghi capaci di incidere sui diritti delle persone sono soggetti a requisiti più rigorosi.

Nel corso del mese hanno acquistato rilievo anche gli obblighi di trasparenza. Le imprese devono valutare quando gli utenti vadano informati dell’interazione con un sistema AI e quando immagini, video, audio, deepfake o altri contenuti sintetici richiedano forme di identificazione ed etichettatura. Non tutti i contenuti generati dall’AI richiedono, in automatico, la stessa comunicazione.

Multe fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale

La nuova fase applicativa porta in primo piano il regime previsto dall’articolo 99. Le sanzioni previste dall’AI Act possono raggiungere importi elevati, ma si tratta di soglie massime, non di conseguenze automatiche per ogni violazione.

Per le pratiche vietate, le multe possono arrivare fino a 35 milioni di euro oppure al 7% del fatturato mondiale. Per la violazione degli altri obblighi previsti dal regolamento il limite scende a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale. In caso di informazioni false, incomplete o fuorvianti fornite alle autorità competenti, si arriva fino a 7,5 milioni di euro oppure all’1% del fatturato.

Le conseguenze più severe sono riservate alle violazioni che incidono maggiormente sui diritti fondamentali delle persone. L’avvio dell’enforcement rende quindi concreto il regime sanzionatorio per le disposizioni già applicabili. Il percorso di attuazione, però, continua. Il pacchetto europeo di semplificazione AI Omnibus ha rinviato a dicembre 2027 le principali regole per molte categorie di sistemi ad alto rischio dell’Allegato III e all’agosto 2028 quelle relative ai sistemi incorporati in prodotti regolamentati.

La governance diventa prioritaria

Per le imprese, la nuova fase richiede innazitutto di conoscere e governare gli strumenti presenti nell’organizzazione. Chatbot, software con modelli linguistici integrati, automazioni documentali, assistenti virtuali e agenti sperimentali si sono diffusi anche attraverso iniziative autonome dei dipendenti. Una gestione frammentata dell’AI diventa quindi un aspetto da affrontare.

Il primo passaggio indicato dalla fonte è la mappatura dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati. Occorre individuare quali strumenti siano presenti, chi li fornisca, in quali processi vengano impiegati, quali dati trattino e quale livello di rischio comportino. Su questa base è possibile identificare gli obblighi applicabili e definire il percorso di adeguamento.

La governance comprende anche ruoli, responsabilità, procedure di controllo e competenze interne. L’AI literacy richiede che chi utilizza sistemi di intelligenza artificiale possieda conoscenze adeguate per comprenderne funzionamento, limiti e rischi. La conformità all’AI Act interessa quindi anche l’organizzazione del lavoro e i processi decisionali.

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