Dopo l’ispezione di Banca d’Italia, Banca Ifis rivede l’utile e avvia la cessione degli NPL. Dividendi confermati, CET1 atteso al 13,5%.
Banca Ifis ha perso quasi il 37% in una sola seduta a Piazza Affari, venerdì 26 giugno, dopo un profit warning sull’utile 2026 e accantonamenti straordinari complessivi per 70 milioni di euro, in parte legati a un’ispezione generale di Banca d’Italia. Il titolo dell’istituto guidato dalla famiglia Fürstenberg Fassio ha chiuso a 13,46 euro, con la capitalizzazione scesa a circa 824 milioni e quotazioni lontanissime dai 27,54 euro di febbraio, massimo degli ultimi sette anni.
Le ragioni del crollo
Sul tracollo hanno pesato tre fattori annunciati insieme dal consiglio di amministrazione, riunitosi il 25 giugno sotto la presidenza di Ernesto Fürstenberg Fassio: la revisione al ribasso della guidance di utile, gli accantonamenti collegati all’ispezione della vigilanza e l’avvio della cessione del business dei crediti deteriorati, storico pilastro di ricavi del gruppo. La combinazione di tali elementi ha innescato vendite tanto intense da costringere la Borsa Italiana a sospendere il titolo per eccesso di ribasso, con l’asta di volatilità scattata a più riprese.
Profit warning: la guidance 2026 dimezzata
Il documento diffuso al mercato è a tutti gli effetti un profit warning, ossia un avvertimento agli investitori che i risultati saranno inferiori alle attese. La stima sull’utile netto 2026 scende a una forchetta tra 100 e 110 milioni di euro, contro i 170-190 milioni indicati a inizio anno. La nuova previsione non incorpora né gli effetti dell’eventuale vendita del comparto NPL, né le conseguenze della relazione finale dell’ispezione, due variabili che restano ancora aperte.
Gli accantonamenti di Banca Ifis
Dei 70 milioni complessivi di rettifiche, 30 milioni ante imposte – pari a circa lo 0,2% del portafoglio crediti – riguardano alcune esposizioni di grandi dimensioni, riviste con un approccio più conservativo alla luce delle risultanze preliminari dell’ispezione. I restanti 40 milioni sono rettifiche su esposizioni cartolarizzate del comparto NPL ereditate da illimity, l’istituto fondato da Corrado Passera e acquisito da Ifis nel 2025.
La cessione del business NPL
Contestualmente, la banca ha avviato un processo competitivo per la vendita delle attività NPL – i crediti deteriorati facenti capo alle controllate Ifis Npl Investing (che acquista e detiene i portafogli) e Ifis Npl Servicing (che ne cura la gestione e il recupero) – su un portafoglio dal valore netto contabile di circa 1,5 miliardi di euro. La scelta accelera un riposizionamento già avviato: nel 2025 il comparto aveva generato circa il 45% dei ricavi di gruppo, ma nel primo trimestre 2026 i ricavi erano scesi a 47,2 milioni, oltre 33 milioni in meno sull’anno precedente. A spingere l’uscita c’è anche il calendar provisioning, la normativa europea che impone svalutazioni automatiche dei crediti deteriorati e che la BCE ha esteso agli istituti minori, con un periodo di transizione fino al 2028.
Riguardo alle tempistiche dell’operazione, l’amministratore delegato Frederik Geertman – citato da Ansa – ha affermato: “La firma dell’accordo per la cessione avverrà entro la fine dell’anno e il perfezionamento a inizio 2027”. Il manager ha però precisato di non poter ancora quantificare il procedimento: “Abbiamo annunciato il deconsolidamento del business degli Npl, non abbiamo ancora la dimensione dell’operazione”.
Sul piano occupazionale, secondo la Fisac Cgil Firenze, la riorganizzazione coinvolge oltre 400 lavoratori del comparto, di cui circa 300 nel polo fiorentino.
Dividendi confermati e solidità patrimoniale
Nonostante il taglio delle prospettive, il consiglio ha confermato la politica dei dividendi. L’impatto patrimoniale delle rettifiche sarà in parte assorbito dall’iscrizione di 70 milioni di attività fiscali differite (DTA), le imposte recuperabili negli esercizi futuri che sostengono la generazione di capitale. Sul fronte della solidità, Geertman prevede di chiudere l’anno con un coefficiente patrimoniale CET1 a 13,5 punti, pur ribadendo l’impegno a raggiungere quota 14. Gli analisti di Websim stimano che il deconsolidamento del portafoglio possa liberare fino a circa 1,8 miliardi di euro di attività ponderate per il rischio.
Per sapere se gli accantonamenti già deliberati saranno sufficienti o se la vigilanza chiederà ulteriori interventi bisognerà attendere le prossime settimane.
