
Il 51% delle aziende europee è preoccupata dagli effetti negativi dell’inflazione sull’economia e sulla puntualità dei pagamenti L’inflazione preoccupa più

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Nel World Economic Outlook di ottobre, il FMI alza le previsioni di crescita dell’Italia allo 0,8% nel 2026, tre decimi sopra le stime di luglio, e allo 0,6% nel 2027. Il ritmo resta inferiore all’area euro, attesa a +1,1% nel 2026 e +1,2% nel 2027. Per l’Italia il FMI indica inflazione al 3,3% nel 2026 e 2,8% nel 2027, disoccupazione al 5,6% e 5,8%, partite correnti allo 0,7% e 1,2% del PIL. Il quadro globale resta esposto a rischi energetici, geopolitici, finanziari e legati all’intelligenza artificiale.

Secondo la ING Global Investment Survey, realizzata da Ipsos per ING Research tra il 27 luglio e il 7 agosto 2026, il 44% degli italiani investe già in azioni, obbligazioni, fondi o ETF e un altro 32% sarebbe disponibile a farlo; solo il 24% esclude la possibilità. L’Italia è seconda nell’Eurozona per quota di investitori dopo la Germania (46%) e ha la percentuale più bassa di chi non vuole investire. Frenano paura delle perdite, complessità e scarsa fiducia nelle proprie conoscenze: il 64% preferisce investimenti sicuri anche con rendimenti inferiori, il 43% ritiene complicato aprire un conto investimenti e il 51% investirebbe di più con prodotti semplici.

Le insolvenze aziendali nel 2026 sono previste in aumento: +5% in Italia e +6% a livello globale secondo Allianz Trade. Il conflitto in Medio Oriente potrebbe aggiungere quasi 15mila casi tra 2026 e 2027. In Italia si prevedono circa 12.750 casi, dopo aumenti del 9% nel 2023, 17% nel 2024 e 26% nel 2025. A livello globale, il 2026 segnerebbe il quinto anno consecutivo di crescita. Circa 2,2 milioni di posti di lavoro sono a rischio, con l’Europa più esposta (1,3 milioni). Le aziende vulnerabili hanno margini ridotti, alto indebitamento e difficoltà a trasferire i costi.

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