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Conti correnti più cari del 23% in 10 anni: quanto spendono gli italiani

In dieci anni la spesa media di gestione è salita da 82,2 euro a 101,1 euro, mentre i depositi delle famiglie hanno raggiunto 1.163 miliardi. Lo studio Adusbef ha fotografato rincaro dei conti correnti, risparmio in crescita e forti divari territoriali.

Conti correnti: la gestione costa il 23% in più rispetto a 10 anni fa

Oggi, in Italia, mantenere un conto corrente bancario tradizionale costa in media il 23% in più rispetto a dieci anni fa. Secondo lo studio realizzato dall’Adusbef, l’Associazione difesa utenti servizi bancari, sulla base dei dati della Banca d’Italia, la spesa media è passata da 82,2 euro a 101,1 euro all’anno, con un incremento di 18,9 euro.

A incidere maggiormente sono le spese variabili collegate all’operatività dei correntisti, bonifici, pagamenti e prelievi. Questa componente è cresciuta del 34,2%, passando in media da 26,6 euro a 35,7 euro. Ancora più marcato l’aumento delle sole spese per disposizioni, salite del 62,6% in un decennio. I costi fissi, che comprendono canoni e carte, sono invece aumentati del 17,6%, da 55,6 euro a 65,4 euro.

Il rincaro riguarda l’intero arco dei dieci anni e non coincide con un’accelerazione nell’ultima rilevazione disponibile. Nel 2024 la spesa media dei conti tradizionali è rimasta pressoché stabile, attestandosi a 101,1 euro contro i 100,7 euro del 2023. Sono diminuite le spese fisse, mentre sono cresciute le commissioni medie sulle operazioni e l’operatività dei clienti.

Il canale utilizzato incide in misura considerevole. Un conto online costa in media 30,6 euro, meno di un terzo rispetto a un rapporto tradizionale, mentre per un conto postale la spesa si attesta a 71,6 euro. Considerando insieme conti tradizionali, digitali e postali, la media ponderata scende a 85,3 euro, 2,5 euro in meno rispetto all’anno precedente, soprattutto per la maggiore diffusione dei rapporti online. Ai 101,1 euro dei conti tradizionali va inoltre aggiunta l’imposta di bollo, pagata nel campione per un importo medio di 16,5 euro. Includendola, il costo arriva a 117,6 euro annui.

Aumentano i depositi bancari, ma l’inflazione ridimensiona la crescita

Mentre aumentano i costi dei conti, cresce anche la liquidità detenuta dalle famiglie. Secondo lo studio Adusbef, al 31 maggio 2026 sui conti correnti delle famiglie consumatrici erano depositati complessivamente 1.163 miliardi di euro, escludendo le forme di liquidità remunerata o vincolata.

Rispetto ai circa 906 miliardi del maggio 2016, l’incremento nominale raggiunge il 28,3%, pari a circa 257 miliardi. Nello stesso periodo, però, l’inflazione complessiva indicata dall’associazione è stata del 23,6%. Secondo il calcolo proposto da Adusbef, depurando il dato da questa componente, l’aumento della ricchezza depositata si riduce quindi al 4,7%.

Il presidente dell’associazione, Antonio Tanza, interpreta la crescita dei depositi come un segnale della volontà delle famiglie di proteggersi da una persistente incertezza economica. Un andamento che, secondo Tanza, non equivale a un maggiore benessere diffuso. Il risparmio può derivare dalla rinuncia ai consumi e da un comportamento prudenziale.

La scelta di mantenere denaro disponibile sul conto offre liquidità per la gestione delle spese, ma il materiale analizzato ricorda che le somme presenti su un conto ordinario non sono remunerate e possono perdere potere d’acquisto per effetto dell’inflazione. Adusbef richiama quindi l’esigenza di condizioni bancarie trasparenti e remunerazioni adeguate.

Bolzano prima in Italia con 30.400 euro pro capite

La distribuzione della liquidità mostra marcati squilibri territoriali. La Lombardia, con quasi 239 miliardi di euro, concentra da sola il 20% dei depositi presenti sui conti correnti italiani. Seguono il Lazio con 122 miliardi e il Veneto con 105 miliardi, mentre la Valle d’Aosta chiude la graduatoria con circa 2,8 miliardi.

Rapportando le somme alla popolazione, la geografia cambia. La provincia con il valore medio più elevato è Bolzano, con quasi 30.400 euro per residente. Seguono Milano con 27.900 euro, Piacenza con 26.800, Sondrio con 26.000 e Belluno con 25.650 euro. All’estremo opposto si trova Crotone, con 9.679 euro per abitante, davanti a Sassari con 9.741 euro e Nuoro con circa 10.600 euro.

Anche l’incremento nominale dei depositi nel decennio varia sensibilmente da territorio a territorio. Il Trentino-Alto Adige registra la crescita più elevata, pari al 43,2% tra il 2016 e il 2026, seguito dalla Sardegna con il 42,7% e dal Friuli-Venezia Giulia con il 39,7%. Le variazioni più contenute riguardano invece Marche, ferme al 10,6%, e Liguria al 14,5%.

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